[recensioni , punk e oi! ] 19 Novembre, 2008 22:47

Questo e' il disco punk rock dell'anno ed e' uscito nel 2001, il che ovviamente non ha alcun senso; continuando nel nonsenso, scommetto che "Qualcosa Accadra'" dei Razzi Totali fara' schifo ad un buon 50% di voi, mentre l'altro 50% (o forse 25) l'amera'.
Io lo amo, per cui sto nel 25%, sono una minoranza e quindi sono autorizzato a sentirmi migliore degli altri, come facciamo sempre noi minoranze. Perche' se non ti piace un disco di evidente memoria Queersiana come questo, vuol dire che hai perso l'attitudine originale, quella che si acquisisce prima dei 20 anni o a cavallo del '77: la semplicita' della strafottenza. Il "Vaffanculo e chi cazzo se ne frega!" a 360 gradi.
I Razzi Totali, per loro stessa ammissione (traccia 9 del corpo del reato), portano avanti un "Punk Rock Adolescenziale" tutto donne, birra e concerti, installato sui soliti benedetti 4 accordi, a mio scarsissimo avviso ben suonati, un bel po' di cori e raddoppi, parecchi assoli azzeccati e grattugiate di goduria, ed il dogma di non andare mai oltre i 3 minuti per pezzo. Gli ingredienti sono comuni e si trovano in tutti i negozi ma la ricetta e' speciale.
 (Continua)
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[recensioni , punk e oi! ] 26 Settembre, 2008 17:36

Voglio iniziare dicendo che ormai NoReason Records in Italia e' sinonimo di hardcore melodico, fresco, nuovo e da ogni parte del mondo; mi chiedo che fine abbiano fatto le altre realta' e gli altri gruppi HCM del nostro paese. Perche' nessuno suona piu' questo genere, senza imputtanirlo? Io non so suonare niente senno' mi ci metterei dietro, giusto per "la causa". Giuro. Credetemi.
Divagazioni a parte, ai primi ascolti, in auto o in sottofondo a qualcosa da fare, questi Argetti non mi avevano entusiasmato granche': "Ecco un altro gruppo HCM con la tecnica ma senza anima" avevo pensato. In realta', ascoltandoli con attenzione, mi sono accorto di essermi sbagliato, come mi capita spesso di fare.
Questi ragazzi di Vicenza ne hanno di spinta!
 (Continua)
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[recensioni , punk e oi! ] 29 Febbraio, 2008 02:00

Un nuovo album hardcore melodico arriva "in redazione" ed ecco che tocca di nuovo a me recensirlo. Questa volta non ho le idee granche' chiare su questo "Testimony" degli olandesi Antillectual, nuovi pupilli dell'italiana No Reason Records, che sta foraggiando a tutto andare il genere.
Voglio dire, il gruppo in se' mi sta decisamente simpatico, per l'attitudine DIY, per il rilascio dell'album sotto licenza Creative Commons nonche' per il grande impegno, politico e sociale, che traspare dai testi e dai commenti agli stessi, presenti all'interno del booklet. Detto questo, pero', il cd e' sicuramente carino ma non bello o bellissimo come avrei sperato e come certi testi avrebbero meritato.
E' ben suonato e gustosamente eterogeneo nel suo essere a volte tirato ed a volte ultra-melodico, pero' forse proprio per questo stile un po' sbiadito, i pezzi non hanno l'incisivita' necessaria per fare il salto di qualita'. "Testimony" si ascolta con piacere e non e' uno di quei cd che stancano subito, pero' non sono molti i riff o i ritornelli che rimangono facilmente in testa. Probabilmente anche questo e' dovuto allo stile un po' fuori dagli schemi che hanno gli Antillectual.
 (Continua)
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[recensioni , punk e oi! ] 13 Dicembre, 2007 20:47

Non nascondo che sono emozionato come un'educanda al ballo di primavera all'idea di potervi proporre questi Haulin Ass che sono fra i primi gruppi punk hardcore che mi e' fortunatamente capitato d'incontrare. Ricordo che scaricai la loro "cazzo fai se muore superman" cinque o sei anni fa, da vitaminic.it, dove faceva comunella con "grazie di tutto" di un altro gruppetto che negli anni a seguire avrebbe scritto un pezzo di storia.

Non si gode mai piu' nell'ascoltare un disco come lo si riusciva a fare a 17 anni ed ancora oggi ho nostalgia di quel suono, di quello sbattersene il cazzo un po' adolescenziale ed un po' impegnato, di quel punk hardcore che poteva fare l'occhiolino al melodico senza che venisse accusato di essere piagnucolone o sputtanato.

Per qualche anno dopo la demo pensai che gli Haulin Ass non esistessero piu' o forse non fossero mai esistiti...in fondo non ne avevo piu' sentito parlare, non li vedevo suonare in giro ed informazioni in rete non se ne trovavano.
Tenni lo zip dell'album come una reliquia, come un pezzo di adolescenza.

Qualche mese fa pero' sono riapparsi, con una loro home page, una nuova formazione, un nuovo modo di suonare ed un nuovo album, oltre che con una serie di spiegazioni sulla loro latitanza.
 (Continua)
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[recensioni , punk e oi! ] 13 Dicembre, 2007 20:03

Non spuntano dal nulla questi Dogzilla.
Nascono nel 2001 in quel di Genova, come tutt'uno con la 4DogsRecords, etichetta no-profit del batterista e della sua compagna che porta avanti l'ammirevole iniziativa di utilizzare il 100% dei propri guadagni per aiutare i 2 canili genovesi nonche' per supportare di volta in volta varie iniziative legate alla liberazione animale.
A detta dello stesso Paolo, il batterista, i Dogzilla "non sono piu' dei ragazzini" ed i 40 anni che si portano sulle spalle gli hanno permesso, o forse gli hanno fatto l'immenso regalo, di sviluppare un loro suono, una loro qualche particolarita'.
Hanno un che di teatrale.
Sin dal primo ascolto me li sono immaginati come colonna sonora del rifacimento moderno di un qualche tragico dramma classico. Non so bene perche'. E' stato un flash nitido. Mi si sono materializzati in testa sipario, maschere, luci, poltroncine ed ampi gesti delle mani.
Sara' forse la voce di Cristian, con quel timbro profondo ed inusuale che marca con forza ogni parola. Sara' forse "Don Budget", la canzone piu' teatrale di tutte, recitata e fiabesca, che sembra il pezzo centrale di un qualche concept album che sviluppi la storia di un ladrone del nostro tempo. O forse la cadenza strana di tutto il disco, un continuo correre e fermarsi e rallentare e ripartire, come a creare un'attesa strana, una suspence da film.
Ad ogni modo questi Dogzilla si lasciano ricordare.
 (Continua)
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[recensioni , punk e oi! ] 13 Dicembre, 2007 18:51

Questo e' un disco punk rock. Quindi non perdo tempo a dirvi che non ci troverete dentro nulla di nuovo o di rivoluzionario. Pero' e' un bel disco punk rock. Ed era parecchio tempo che non mi capitava di ascoltarne uno.
"Non Stare A Guardare" e' un po' piu' "plastificato" degli ultimi dischi del genere ai quali mi ero abituato, come gli indimenticabili Fichissimi o i sempre latitanti Razzi Totali, poiche' vanta un'impeccabile produzione made in Derotten Records; tutto cio' va pero' a sicuro vantaggio dei testi, di semplicissima comprensione, e della pulizia generale del suono.
Questi ragazzi fanno uno strano ed apprezzabilissimo miscuglio: voce adolescenziale e testi maturi e politicizzati dal primo all'ultimo (o quasi). Chiamarli "i figlioletti dei Derozer" credo sarebbe adeguato ed anche di buon auspicio, nonostante sia un paragone valido solo a grandi linee, dato che i quattro di Parma dimostrano di avere un loro stile, mischiando alla propria maniera le carte che si ritrovano in mano, dando un taglio personale alla stesura dei testi ed anche suonandosela con precisione e tecnica (quanto basta), cercando ogni tanto di uscire dall'assioma dei tre-accordi-e-nient-altro.
Il tupa tupa parte a pieno ritmo sin dalla prima canzone, "La Santa Inquisizione", che in pochi secondi vi rendera' evidenti le qualita' del gruppo di cui ho parlato fino ad ora: un testo decisamente strafottente e ed anche un filino testa di minchia che denuncia l'operato del clero nei secoli, al suon di "Sono eretico e me ne vanto!". Un andazzo che fortunatamente e' mantenuto per tutto il disco. A livello strumentale si ascolta cio' che si avra' modo di ascoltare per tutti i 30 minuti: qualche piccolo assolo di basso o di chitarra, tre o quattro accordi puliti e precisi, un po' di cara grattugia e la batteria sempre al suo posto dietro a tutto, senza mai perdere un colpo. Ripeto: niente di mostruoso ma semplicemente le poche e belle cose che ci si aspetterebbe da un gruppo punk rock. E che qui, una volta tanto, ci sono.
 (Continua)
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[recensioni , punk e oi! ] 29 Novembre, 2007 03:13

E' inutile ch'io ci giri tanto attorno: ho fatto sicuramente un'immensa cazzata a lasciare sto cd dei CGB ad impolverarsi per mesi sulla scrivania.
"Brucia" e' una delle piu' belle canzoni punk hardcore che abbia sentito negli ultimi anni...forse una delle migliori di sempre...da sola vale sicuramente l'acquisto/il download/la masterizzazione/la fotocopiatura/lo spaccio/la diffusione del cd. E' un pezzo grandioso, potente, ben suonato ed un po' maranza, con quel suo retrogusto trash. Viaggia ai mille per tutti i 3 minuti, sballottandosi in groppa la voce di Davide "Don Alosi" bella marcia ed adeguata.
"Dove conta cio' che appare e non come sei realmente//dove sei fra "quelli che contano" o sei fuori//dove anche la rivoluzione paga le tasse//dove strano non ? un crimine ma anzi ? molto cool".
"Cocaina puttane cani da guardia//brucia imperia brucia//non vali un cazzo//nel tuo bell'aspetto da signora//elegante troia subdola bigotta//brucia imperia brucia".
"Tutto cio' ? reale//? sempre davanti ai nostri occhi//che non diventi mai//abitudine indifferenza".
Grandi, grandi, GRANDI!!.
Semplice, immediato, urgente e tristemente vero.
In una parola: HARDCORE.
 (Continua)
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[recensioni , punk e oi! ] 25 Ottobre, 2007 13:43

Tanto per cominciare con lo spirito giusto, questo e' semplicemente il disco punk hardcore italiano piu' bello che io abbia ascoltato negli ultimi 6 mesi, forse anche nell'ultimo anno. Senza tralasciare che ho visto dal vivo i Milizia HC in vari posti in giro per l'italia e si sono sempre rivelati all'altezza delle aspettative, per rabbia, spettacolo, professionalita' e convinzione.
Hanno personalita', lo si capisce al volo.
La voce tagliente e fuori dal coro di Lorenz si erge maestosa su un tappeto sonoro poderoso, tirato avanti dalle continue e talvolta incredibili rullate di Forest, veramente superiore alla media dietro alle pelli, e dalla chitarra di Enrico, ignorante, bastarda, di certo non troppo funambolica o protagonista a tutti i costi, ma perfettamente inserita nel suo ruolo. Gli assoli si contano sulle dita di una mano, ma non e' di sicuro per quelli che vi innamorerete dei Milizia HC; sara' piuttosto per il senso di precarieta', di militanza e di violenza che sono capaci di creare. Quando suonano i quattro padovani sembra che tutto il mondo sia sul punto di crollare, se soltanto lo volessero.
 (Continua)
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[recensioni , punk e oi! ] 28 Settembre, 2007 00:49

Hardcore melodico con influenze metalcore. E' questa la prima cosa che mi e' venuta in mente ascoltando "Against Me", il secondo album degli italiani X-State Ride. Bella storia.
Le atmosfere ed i suoni non sono proprio quelli cupi e rabbiosi tipici dell'hardcore di stampo newyorkese, ma il livello tecnico e' veramente ottimo. Batterie sempre tiratissime, riff millimetrici uno dietro l'altro per tutto il disco ed i classici stop-n-go, giusto per riprendere il fiato e lasciar sfogare un po' l'ometto con la chitarra solista in mano.
Per tutti i 30 minuti viene anche fatto ampio uso della proverbiale "grattugia", per esprimermi con termini tecnici: la seconda chitarra infila un paio di accordi pesanti e veloci, mentre il suo diretto superiore si diletta in brevi assoli da eroe della chitarra, sempre rimanendo comunque su tonalita' abbastanza alte. Tutto molto tarro e molto figo.
Ma se la musica mi convince al 100%, il cantato, al contrario, mi lascia un po' freddo.
E' un po' troppo impostato, troppo basso. Un po' di gomma. Non si sente la rabbia, quella vera. E' poco coinvolgente. Questo ovviamente riguarda solo e soltanto i miei gusti personali e lo dico con tutto il rispetto del mondo, dato che il cantante, nonche' uno dei chitarrist, e' comunque intonato e perfettamente a suo agio sul tappeto buttatogli sotto dagli altri tre compari.
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[recensioni , punk e oi! ] 21 Settembre, 2007 16:51

Incredibile. Il mio stereo ha ricominciato a fare tupa tupa tupa come un tempo. Cioe', diciamo quasi come un tempo. Quasi come quando conobbe "666 Motor Inn". Pero' c'e' sempre quel quasi di mezzo.
Mi aspettavo molto da questo split fra Enemy Alliance e The Indecision Alarm, non fosse altro che c'era di mezzo il nome dei Satanic Surfers, una delle migliori band hardcore melodico di sempre (lo sapete anche voi no?).
Le mie aspettative sono state in parte soddisfatte ed in parte no: la tecnica, in entrambi i gruppi ma soprattutto negli Enemy Alliance, c'e' tutta. Suono pulito, batteria che la fa da padrone (com'e' ovvio che sia quando c'e' Rodrigo Alfaro alle pelli), veloce e tirata, con quel po' di cambi di tempo e micro-rullate supersoniche infilate qua' e la'. Sempre rimanendo su questi Enemy Alliance post surfisti satanici, anche la chitarra di Daniel si rinosce al volo, ed e' veramente un piacere per le orecchie e per il cuore. Non sto neanche a descrivervela; se conoscete l'hardcore melodico degli svedesi sapete gia' di cosa sto parlando. Me li aspettavo un po' piu' hardcore, piu' pesanti, da quel che avevo letto in giro, ma invece direi che lo stile e' rimasto sempre molto melodico, a tratti quasi ballabile, in pieno accordo con il timbro vocale di Flygare (ex Venerea), che e' piu' basso, piu' maturo, rispetto alla voce accattivante ed un po' da adolescente testa di minchia che sfoggiava Rodrigo nei migliori pezzi dei Satanic, 666 Motor Inn in testa.
 (Continua)
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[recensioni , punk e oi! ] 02 Luglio, 2007 17:01
Sara' il caldo, sara' l'estate, sara' il lento avvicinarsi del mondo del lavoro, fatto sta' che e' un po' che sto cercando qualcosa che mi ricordi cio' che ascoltavo qualche anno fa, "in gioventu'". E "qualche anno fa" per me significa solo e soltanto Fat Wreck Chords, l'hardcore melodico di una volta.
In questo "AntiChorus" degli austriaci Rentokill quel suono ce lo ritrovo, almeno in parte; come dicono loro stessi assomigliano di piu' a Strike Anywhere e Rise Against che ai vari Lagwagon, Belvedere, 88 Fingers Louie e Nofx. Mi ricordano piuttosto gli A Wilhelm Scream o gli Smoke Or Fire, che difatti sono piu' recenti della prima ondata hcm.
Ma badiamo ai fatti: il disco parte subito a mille con "Discontent Industry", sicuramente uno dei pezzi piu' belli dell'album, che parla dei vizi della societa' dell'informazione, del potere dei media e della grande influenza che entrambe le cose hanno sulle nostre vite. "Plug in and play! / i hear this phrase repeating / play your part / mistreating your own senses and mind". Musicalmente si sentono subito le caratteristiche del gruppo: il brano, infatti, e' compatto, veloce ma anche breve e, tutto sommato, abbastanza semplice. Il cantato non ha granche' di "californiano", preferendo invece un mezzo scream molto piu' hardcore. La tecnica, inoltre, c'e' tutta ed i ragazzi se la suonano di brutto, con la batteria che tira il passo ed un bel po' di riffoni pesanti che gli vanno dietro.
Il disco continua poi con "The Political Aspect Of Unpolitical Thinking", che parla di come tutti noi ce ne restiamo a guardare "il sistema" in collasso, ben sapendo che cosa sarebbe giusto fare e cosa andrebbe fatto, aspettando che "il mondo" migliori da se', evitando di scegliere e schierarci, sia in campo ideologico che in campo critico-commerciale. "We lie to ourselves to prove our imperfection / lies we held up high for satisfactions's sake / there's a blooddrops left as i refuel / there's a death around your neck pretending to shine / there's a tears inside my chocolate bar but i keep chewing / and wear sweatshop shoes so self-satisfied / so how deny i'm guilty?". Stumentalmente lo stile non si discosta granche' da quello della prima traccia.
Saltando un po' fra le canzoni, altre due che mi hanno impressionato, soprattutto per le liriche, sono "Portrait of Conformity" e "System Failure"; la prima smaschera la "scena panc", piena di "pensieri conformisti in cornicette non conformiste": "A bright shining portrait of conformity / give up the thought of a predefined existencoe / we're never playing a challenging game / and yet we prof our infantile resistance / demonstrating the colours and numbers and names / that's conventional thinking in unconventional frames."; la seconda, invece, stimola il mio lato nerd che vado sempre sventolando, confrontando la nostra vita di macchine da produzione con quella di una macchina vera e propria, con le sue routines e la sua freddezza: "I'm not available in just this moment / my life went offline in just this moment / recalibrate emotions / reboot ideas / the onscreen dialog is clear / system failure! / clear / reload and execute backup facilities / "it's just a feeling" / power up! / compensate! / "it's just a feeling"!"
 (Continua)
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[recensioni , punk e oi! ] 20 Giugno, 2007 01:26
Fighi sti Miwa!
Chi cazzo sono i Miwa?
Una band ska-core che fa cover dei cartoni animati.
Bella stronzata, direte voi.
Ed invece sti-gran-cazzi!
Ogni brano e' un'invenzione per questi ragazzi di Grosseto.
Un arrangiamento diverso per ogni pezzo, cambi di tempo, continui cambi di genere, trombe-si e trombe-no.
Questi baldi perdigiorno non si limitano semplicemente a prendere una canzoncina da bambini, tirarci il tempo a mille e infilarci una strombazzata qua e la'. Fanno molto di piu'. Danno ad ogni sigla una sua personalita' ed a sentirle adesso non ci si spiega perche' gli autori originali, 20 anni fa', non le abbiano suonate allo stesso modo. E' chiaro che qui non si parla di anarchia, sopravvivenza o disagio giovanile: lo scopo di tutto e' far riassaporare un po' di quella felicita' stupida e stupenda allo stesso tempo che mi pare si chiamasse "spensieratezza". Una parola che, dai 13 anni in su, e' rimasta sepolta sotto una tonnellata di croste gentilmente regalateci da altre meno soavi parole, quali "disillusione", "maturita'", "responsabilita'", "futuro" e soprattutto "societa'".
Quindi smettetela di storcere il naso e buttate un occhio alla tracklist che c'e' davvero da sorridere. E da godere.
Perche' il disco fila via pulito e perfetto dall'inizio alla fine, la voce del cantante Hilary e' sempre intonata ed adeguatissima ed il gruppo non sbaglia un colpo, anzi, ogni tanto infila qualche numero dall'alto dei suoi quasi 10 anni di gavetta.
La registrazione, poi, e' talmente buona che viene quasi da chiedersi dove abbiano trovato tutti sti soldi.
Si parte da un mostro sacro come "Jeeg Robot D'acciaio", con tanto di capatina dei compianti Beavis and Butthead e del caro Vasco Rossi nel mini-intro, per passare subito a "Forza Sugar", che e' uno dei pezzi migliori e piu' punk rock dell'album anche se non sono abbastanza vecchio da aver mai visto il cartone.
Gia' alla terza traccia e' l'orgia dei sensi, con una grandiosa versione ska di "Galaxy", stupenda, perfetta, immensa, mi-to-lo-gi-ca, tant'e' che a sentirla non mi spiego chi cazzo me l'ha fatto fare di crescere e di schiodarmi dal divano di mia nonna, strategicamente posizionato davanti alla televisione e vicino al campetto da calcio (credetemi).
 (Continua)
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[recensioni , punk e oi! ] 16 Maggio, 2007 20:02
"Quand'ero piccolo // m'innamoravo di tutto // correvo dietro ai cani..."
Questi Coda Di Lupo sono amici stretti dei Frontiera (il che dovrebbe gia' essere una recensione sufficiente) e dai loro cuginetti valdostani hanno imparato molto, in primis la ricerca di un proprio stile, lontano dal solito cliche' del punk hardcore, ma piuttosto imputtanito (nel senso migliore del termine) con ombre di combat-rock, di pop-folk cantautorale e di un po' d'immancabile punk rock.
Ci tengo subito a far notare che il nome "Coda Di Lupo" e' preso dal titolo di una delle piu' belle canzoni dell'immenso Fabrizio De Andre', di cui tutti i quattro componenti del gruppo sono grandi fans e dal quale cercano in qualche modo di prendere spunto per le liriche: si sente spesso, infatti, una marcata vocazione poetica nei testi, si reincontra volentieri quel modo di utilizzare le parole per dipingere piu' che per raccontare, per generare immagini nella mente di chi ascolta piu' che per creare un significato unico. Un modo di fare tipico anche del cantautore genovese.
Il pezzo piu' riuscito di "Il Primo Passo" e', secondo me, il catastrofico "Rovine": introdotto da una citazione presa dal suggestivo "28 Giorni Dopo" (dello stesso regista di Trainspotting), il brano ci racconta di un futuro apocalittico, nel quale nulla si e' salvato dagli sbagli dell'uomo e soltanto la terra resiste, sola, nuda e silenziosa, trafitta dalla malinconia di cio' che e' stato gettato nel cesso. "Vorrei volare un giorno in mezzo a tempeste di fango // in mezzo a tempeste nell'ultimo incanto del mondo // nell'ultimo incanto di quando alla fine del mondo // quando alla fine non manchera' che un silenzio". Veramente un bel pezzo, nel quale voce e strumenti fanno perfettamente la propria parte, senza che gli si possa obbiettare alcun "ma".
Gli altri brani si confondono un po' di piu' tra loro, nonostante mantengano comunque un livello qualitativo alto. E' forse il principale difetto del gruppo, seppur risulti essere un male condiviso da molti loro colleghi.
Un altro brano che riascolto volentieri e' "Brazil", forse ispirato dall'omonimo film di Terry Gilliam. Il basso si prende un po' di piu' i suoi spazi ed il ritmo accelera e rallenta a varie puntate, finendo a martellate in una strana apertura finale. "Mi hai costretto ad avere paura // e' una buona impostazione". Sempre scenari cupi, di controllo di stato, benessere ed indottrinamento a 360 gradi.
La canzone iniziale, "Persino La Tua Voce", e' tra le meglio suonate, con cambi di tempo continui, riff di chitarra azzeccati ed un filo tamarri (che non guasta mai), qualche assolo qua e la' e la batteria chirurgica nelle fughe a gas pigiato.
Tra i brani meglio suonati c'e' anche "Fottuto Natale", che prende giustamente per il culo la febbre consumistica di ogni 25 dicembre.
Tornando alle canzoni alle quali mi sono affezionato, credo che tutti voi che state leggendo vi dovreste, in qualche modo, riconoscere nel protagonista di "A Volte Diverso": "In direzione balorda // certamente contraria // distinto dall'orda // in cerca di aria". L'ennesimo rimando al grande Fabrizio De Andre' per dipingere, fuori dal luogo comune, chi decide di vivere a modo proprio, scegliendo con coraggio (e naturalezza) la strada piu' difficile, lontano dagli abbagli del denaro e del "successo". "Se qualcuno compatisce la sua buffa condizione // lui riprende a zoppicare con piu' convinzione".
Sulla stessa falsa riga, i Coda Di Lupo ci suonano "La Nostra Unica Certezza" che nell'intro ed in alcuni brevi passaggi mi ricorda in un certo qual modo i Tre Allegri Ragazzi Morti, forse per quel sapore di funambolica follia che vado sempre a cercar per dischi e che qui si fa sentire.
Concludo questa selezione di tracce (che vuole essere personale, non certo assoluta) con l'ennesimo omaggio cinematografico presente in "Il Primo Passo":
- "Circa un'ora fa' un piccolo jet privato e' precipitato nel centro di New York. C'era a bordo il presidente..."
- "Presidente di che?!?"
Uno strafottente Iena Plissken, da "1997 Fuga Da New York", introduce "Il Silenzio Dei Nostri Amici", che suggerisce scenari di guerra per la pace, deserti lontani e folle zittite. Roba di tutti i giorni insomma.
Detto questo, ascoltatevi "Il Primo Passo" con attenzione perche' e' un album sottile e particolare, quasi ricercato, e senza la giusta predisposizione rischia di scapparvi tra le mani senza lasciarvi tutto cio' che potrebbe. E sarebbe un peccato.
Concludo sottolineando come i Coda Di Lupo siano i Coda Di Lupo, a differenza di tante altre band che si limitano a sembrare questi o quelli.
Se, nel prossimo disco, i quattro valdostani riusciranno a piazzare qualche altro pezzo di carattere credo che faremo veramente fatica a levarceli di torno.
sberla54
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[recensioni , punk e oi! ] 20 Aprile, 2007 07:13
Ho fatto inizialmente fatica ad apprezzare questi Slight poiche' credo che il loro secondo lavoro rappresenti qualcosa di troppo "sottile" per le mie orecchie: lunghi stacchi strumentali, grandi svarioni introduttivi e conclusivi per un marasma musicale che mi e' capitato di ascoltare poche volte.
Il gruppo pesarese ha partorito qualcosa di assolutamente originale, dando forma ad un viaggio composto da pezzi visionari che spesso raggiungono i quattro minuti e che raramente seguono un filo logico, un classico ripetersi delle parti, dando invece l'impressione di comporsi di un amalgama di differenti brani e situazioni che portano al completamento della traccia.
All'interno del disco vi e' un continuo susseguirsi di quiete e rabbia, nelle quali gli strumenti la fanno da padrone ed il cantato, che inizialmente sembra finire in secondo piano, rinuncia al suo solito ruolo di spicco per guadagnare un posto alla pari con il resto del gruppo.
Lunghi tracciati melodici ma mai emozionali ci coccolano, conducendoci agli scrosci veloci ed urlati, potenti e brevi, per poi riportarci indietro dentro qualcosa di ancora nuovo, tenendoci sulle spine per poi cambiare radicalmente atmosfera, lasciandoci respirare un attimo per poi risbatterci nel pieno dell'angoscia e pesante furore di questi Slight.
Rimane comunque qualcosa d'incompleto al termine della loro parte di split, come la sensazione che si abbia assistito soltanto al primo atto di un opera che va completandosi, che portera' a qualcosa di nuovo e magnifico che pero' non ci e' ancora dato di ascoltare.
Forse non diventaranno il mio gruppo preferito (e forse neppure quello di molti di voi) ma sono terribilmente felice che esistano.
Discorso completamente differente per i Peralta (da Ancona, ex "Hor.Net") che fanno un hardcore dalle sonorita' un po yankee, nuova scuola, potenti, veloci, precisi e impeccabili, accattivanti fin dal primo ascolto. Mi ricordano un po i De Crew e, per il genere che portano avanti, credo che potrebbero gia' da ora affermarsi con un album tutto loro.
Le tracce scorrono via veloci quanto basta, trascinandosi dietro un muro di suono sempre compatto e pesante, pieno di rullate velocissime, stacchi chirurgici, qualche assolo ben fatto e qualche momento un po' maranza proprio quando ne sentiresti il bisogno.
Il tutto entra in testa per direttissima, grazie alla voce del cantante, perfettamente a suo agio sul suono e grandiosamente caratteristica, che si sposa al bacio sia con la parte melodica del gruppo che con il tipo di rabbia che credo vogliano esprimere.
E' ricetta semplice e neanche troppo originale ma spaccano il culo e non c'e' proprio un cazzo d'altro da dire.
Un paio di parole vanno spese anche per l'artwork del cd, davvero ben fatto e bellissimo da vedere.
sberla54
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[recensioni , punk e oi! ] 27 Marzo, 2007 13:04
Io gli voglio bene ai SunEatsHours...l'ho sempre detto...ho rellato tutto cio' che hanno inciso e sono fra i pochissimi gruppi di cui continuo a comprare i cd originali...forse uno dei pochi gruppi di cui mi posso definire "fan"...ed e' per questo che ogni loro uscita si accompagna ad ansie, crisi d'identita' ed intricati dilemmi morali.
"Mi piace?". "Non mi piace?". "E' come i primi album?". "Sono in declino?". "Sono sempre loro?". "Mi hanno tradito?". "Li odio o li amo?". "Non e' che mi diventano emo?".
In pratica tutte quelle minchiate da cui ho sempre cercato di scappare, perche' ti rovinano il godimento.
Ma lasciamo perdere le mie paturnie e passiamo ai fatti.
Sono rimasto sinceramente un po' stranito quando i SEH hanno annunciato questo split con i giapponesi Nicotine, che gia' conoscevo di fama ma che non avevo mai ascoltato. Mi pareva un progetto strano, forse un po' troppo costruito a tavolino. Un tantino "fake".
Il giudizio finale e' che il disco e' divertente. Godibile. Ben suonato. Una bella idea anche se non rappresenta certo la cappella sistina dei nostri cari SEH.
La tracklist coverizzata punta decisamente in alto, tirando in ballo capolavori e mostri sacri inattaccabili, il che rappresenta un'arma a doppio taglio: da una parte stuzzica la curiosita' di chi vuole riascoltare qualcosa d'immortale in salsa diversa, dall'altra rischia di deludere chi si aspetta i virtuosismi e la spinta degli originali.
Per questo un pezzone come "Ace Of Spades" risulta ben suonato, potente e "figo" ma ha un sapore diverso. Lascia un po' straniti. Perche' non sono i Motorhead. Perche' l'abbiamo sentita tutti troppe volte. Perche' l'originale e' troppo troppo troppo un dogma inavvicinabile.
Lo stesso dicasi di "I Was Made For Lovin' You" dei Kiss rifatta dai Nicotine, che risulta un po' troppo "pulita". Non c'e' la cattiveria necessaria, non c'e' la giusta dose di anni '80, non ci sono le linguacce. E' comunque bella da sentire ma chi si aspettava il miracolo non sara' soddisfatto.
Va detto pero' che, per contro, canzoni meno (o per nulla) leggendarie come "I Remember You", "Kickstart My Heart" o "It's My Life" (che in versione originale fa semplicemente vomitare i maiali), acquistano un nuovo senso, tant'e' che sembrerebbero dei pezzi hardcore melodico ex novo, belli tirati, veloci e con quel gusto classico del genere.
Ci sono poi infine i pezzi riusciti decisamente bene. "You Shook Me All Night Long" calza proprio a pennello al caro Lore che ne fa' una bella ballata in pieno stile SunEatsHours.
 (Continua)
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