Le origini del nome Slackware
Qualche tempo fa si e' discusso sul
forum di Slacky.eu su quali fossero le origini del nome "Slackware" ed ho notato, con mia sorpresa, che molti utenti, alcuni anche di lunga data, non sanno da cosa deriva il nome della nostra amata distribuzione Linux.
Detto questo, dato che credo che le origini del nome rispecchino in una certa misura lo spirito originale di
Linux e di
Slackware stessa, ho pensato di fare questo breve post riassuntivo, giusto a titolo informativo.
Credo anche che le origini del nome della nostra distro siano quantomeno particolari, divertenti e rispecchino il taglio personale che
Patrick Volkerding ha sempre voluto dare alla sua creatura.
Quindi su, andate a prendere una bella tazza di senso dell'umorismo ed iniziamo :)
1) PERCHE SLACKWARE?
Quotando da Wikipedia Italia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Slackware
"
Slackware e' una distribuzione GNU/Linux tra le piu' longeve. Fu creata da Patrick Volkerding, allora studente, che utilizzo' come base la distribuzione SLS, e venne pubblicata per la prima volta il 16 luglio 1993 sul newsgroup comp.os.linux.
Il nome "Slackware" deriva dal termine "Slack", come definita dalla Church of the SubGenius"
Quotando da Wikipedia English:
http://en.wikipedia.org/wiki/Slackware
"
The name "Slackware" stems from the fact that the distribution started as a private side project with no intended commitment. To prevent it from being taken too seriously at first, Volkerding gave it a humorous name, which stuck even after Slackware became a serious project.
The "Slack" in Slackware is a reference to the term "Slack" as used by the Church of the SubGenius."
(Continua)
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La Parte Abitata Della Rete - Sergio Maistrello
Sergio Maistrello - La Parte Abitata Della Rete
Tecniche Nuove, 14,90 Euro.
Mi piacciono questi nuovi libri di social-informatica che ti mettono nel bel mezzo di una rivoluzione e ti dipingono come un pioniere. Mi piacciono proprio. Mi fanno sentire parte di un qualcosa di bello. Parte del futuro.
"La Parte Abitata Della Rete" di
Sergio Maistrello parla fondamentalmente di una cosa: di persone. Per farlo passa attraverso cio' che viene boriosamente chiamato
Web 2.0, ovvero blog su blog, social bookmarking, sharing dei contenuti, feed rss, wiki e social networking. Tutti quei servizi (come
YouTube,
Del.icio.us,
Orkut,
Myspace,
Last.FM,
Wikipedia,
Facebox,
Flickr,
Debaser,
Linkedin) che sarebbero vuoti ed inutili senza una comunita' attiva di utenti che li riempia coi propri pensieri, le proprie opere ed i propri gusti, invertendo cosi' la polarita' dei media tradizionali e passando da semplice audience a
"parlance ed assai spesso discutence".
Maistrello e' riuscito a creare una guida turistica del nuovo web, diretta verso chi della rete e dei computer sa e vuole continuare a sapere poco o nulla, perche' proprio questi sono i nuovi cittadini del web, finalmente messi in condizione di condividere se stessi col mondo intero.
Parliamoci chiaro: a detta del libro sono i blog ad emergere come strumenti piu' nobili e potenzialmente rivoluzionari. Ma a me come a molti altri "addetti ai lavori" i blog ed il "fenomeno blog" hanno sempre fatto schifo. Questo libro pero' mi ha fatto cambiare idea: se c'e' dello schifo nei blog e' perche' c'e' dello schifo nella gente ma lo strumento in se' ha effettivamente la possibilita' di rinnovare il vecchio mondo dei media e del giornalismo, creando una nuova opinione pubblica ed una nuova collaborazione, tutta dal basso. Un nuovo potere, ridistribuito tra chi decide di esercitarlo.
(Continua)
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Elogio Della Pirateria - Carlo Gubitosa
Carlo Gubitosa - Elogio Della Pirateria
Libro rilasciato sotto licenza
Creative Commons, liberamente scaricabile dal
sito dell'autore (tramite questo
Link) e da
vari altri posti.
Sapete una cosa? Quello che facciamo e' giusto. Profondamente giusto.
Sono sempre stato nel dubbio, anche perche' gli indottrinamenti e le sentenze piovono da tutte le parti, ma questo libro, cosi' come anche
Cultura Libera di L. Lessig inserisce le nostre azioni di "pirateria", consapevoli o meno, in un contesto storico ad ampio raggio, dalla nascita del copyright all'avvento di internet, passando per le radio libere, le tv di quartiere e le crociate delle major, senza tralasciare atti di ribellione creativa e riappropriazione degli spazi come il writing o il doppiaggio e riediting amatoriale di film famosi.
Senza tergiversare troppo, il punto della questione e' semplice: ci stanno rubando il sapere, violentando l'arte sotto tutti gli aspetti e noi glielo stiamo lasciando fare, glielo abbiamo sempre lasciato fare ed anzi, peggio, li giustifichiamo da una vita e ci sentiamo quasi in colpa quando usciamo dai loro giochi.
Mercificano e conteggiano ogni umana espressione dell'ingegno, della passione, delle emozioni, poi impacchettano tutto e ce lo rivendono a prezzi immotivati. Noi battiamo le mani, facciamo l'inchino e saltiamo di gioia.
Tutte le opere piu' belle del genere umano vengono blindate e riservate ad un'elite sempre piu' ridotta: chi puo' comprare i cd, pagare il biglietto del museo, visitare il tal salotto bene, cercare per mesi un film introvabile, acquistare d'importazione, abbonarsi al mega-provider monopolista di tv via cavo, buttar via centinaia di euro in licenze software, pagare oro servizi a costo zero.
Tutti gli altri che restino nella loro ignoranza, che continuino a non conoscere, a non immaginare neppure che cosa ci possa essere la' fuori in grado di appassionarli, di cambiarli, di regalargli anche solo qualche attimo di felicita' in piu'.
Si tengano solo cio' che e' trendy, pop, mangime per le masse.
Noi per loro siamo "i pirati" perche' leggiamo troppi libri, ascoltiamo troppa musica, vediamo troppi film.
Conosciamo troppo. E siamo troppo curiosi. Vogliamo continuare a scoprire.
(Continua)
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Cultura Libera - Lawrence Lessig
Cultura libera - Un equilibrio fra anarchia e controllo, contro l'estremismo della proprieta' intellettuale
Lawrence Lessig
Apogeo, 2005, ISBN: 88-503-2250-X
Liberamente consultabile e scaricabile su
LiberLiber.it
"Cultura libera non e' un libro sulla legge o sulla tecnologia, le aree di competenza dell'autore. E' un libro sul potere. Specificamente, parla del modo in cui il potere finanziario e politico e' usato dalle grandi aziende per conservare lo status quo e favorire i propri interessi commerciali. Il che puo' andare a svantaggio di qualcosa di piu' prezioso dal punto di vista sociale: una perdita di creativita' che non si puo' misurare." (The Economist)
Questo e' un libro che dovete leggere; chiunque abbia mai scaricato qualcosa da internet dovrebbe farlo, cosi' come chiunque si sia fermato anche solo un secondo a pensare a quel che significa realmente "copyright".
Lessig ci spiega cio' che stiamo facendo piu' o meno tutti da qualche anno a questa parte, quello a cui stiamo assistendo e partecipando al tempo stesso, ce ne da coscienza e lo inserisce in un contesto storico sconosciuto ai piu' ma, come sempre, ciclico.
Cultura Libera e' un opera che riesce a far chiarezza sul filesharing tirandolo in ballo solo una manciata di volte e che analizza la "pirateria" anche dal punto di vista dei "pirati", presenti e passati, facendo emergere una realta' che e' 1000 volte piu' vera di tutte le ridicole caccie alle streghe a spese dei potenti a cui ci e' toccato assistere negli ultimi anni: tutti i piu' grandi media del nostro tempo sono nati dalla pirateria.
Mantenendo sempre una narrazione piacevole, chiara e precisa, che non si perde mai in inutili appunti tecnici o giurisprudenziali, Lessig ci mostra, con largo uso di esempi, come l'editoria, la radio FM, la televisione ed il cinema come li conosciamo oggi siano nati da una costola illegale del mercato e si siano sviluppati in una sorta di clandestinita', proprio come sta succedendo al fenomeno del peer2peer.
Ogni scenario tratta sempre delle medesime questioni: una tecnologia nuova, migliore ed innovativa ma relativamente povera, costretta a lottare per la sua diffusione contro i padroni della vecchia tecnologia, impauriti nel vedere il loro miliardario impero destinato al pensionamento. Per queste ragioni le trasmissioni in FM, qualitativamente migliori, furono osteggiate in campo legale dalle lobby delle radio AM, i produttori televisivi furono costretti a creare palinsensti con programmi dei quali non detenevano i diritti ed i produttori cinematografici minori furono costretti a stabilirsi sulla costa occidentale degli USA per fuggire ai boicottaggi delle grosse major del tempo.
Ma "Cultura Libera" non tratta solo il passato: dell'attualita' ci mostra come le continue manipolazioni delle leggi sul copyright, gentilmente proposte a suon di miliardi dalle major, stiano massacrando il "pubblico dominio" e con esso la creativita e l'immaginazione.
(Continua)
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Nerd Power - Stefano Priarone
Stefano Priarone - Nerd Power
(C'e' uno sfigato in tutti noi e sta raschiando per uscire)
Edizioni Tunue', 4,90 Euro.
Questo
Nerd Power e' squisito: un mini-libro tascabile (appena 80 pagine), colorato e piacevole, che segue l'evoluzione del
nerd dalla sua nascita, una 30ina d'anni fa, fino al periodo di transazione che sta attraversando ai giorni nostri. Non piu'
lo sfigato irrecuperabile del college che vedevamo nei B-Movies americani ma una figura rispettabile, con un suo contesto autonomo, creatore del suo mondo ed abitante delle sue fantasie.
A tratti addirittura un
rivoluzionario.
Tradizione vuole, se ve lo steste chiedendo, che la terminologia nasca dall'acronimo di "Northern Electric Research and Development", da cui appunto la sigla
N.E.R.D., stampata sui
pocket protector degli impiegati della suddetta azienda; l'oggetto simbolo dello sfigato per antonomasia, il proteggi-taschino per le penne a sfera!
Un'altra delle teorie citate nel libro vede il termine "nerd" come una storpiatura di "knurd", l'inverso di "drunk", una parola solitamente usata per indicare chi non beve alle feste e non e' a suo agio nelle situazioni sociali.
Ai giorni nostri i nerd non sono piu' bestie uniche e rare ma si vedono affiancati da
"creature simili", quali i
geek (versioni attenuate dei primi, piu' "cool" e meno divorati dal proprio mondo, spesso associati unicamente a passioni informatiche), gli
otaku (un po' la versione giapponese dei nerd, grossi fanatici di manga ed anime) e gli immancabili
trekker (i fanatici di Star Trek, da loro venerato come una religione, con i propri canoni e le proprie sincere speranze di un mondo migliore), e possono a loro volta essere qualificati in una moltitudine di sotto-categorie, spesso compenetranti.
Nerd Power dedica un intero capitolo al "bestiario", oltre a riprendere piu' volte la questione, tentando di dar vita al quadro piu' variegato possibile.
(Continua)
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